giovedì 27 gennaio 2011

Ho un file vettoriale e devo unire una tabella in QGIS

Poniamo il caso che voi abbiate un file vettoriale, le regioni d'Italia, e dobbiate unirci una tabella con dati aggiuntivi (eventuali statistiche). Con QGIS 1.5 o l'attuale 1.6 è abbastanza semplice. Esiste un plugin che si chiama fTools, che trovate nel gestore dei plugin che vi crea un nuovo menù che si chiama vettore. Ecco, siccome io all'inizio ero impazzito perchè spuntavo sul gestore plugin la voce fTools, poi andavo sul menu a tendina dei plugin e non lo vedevo, trovando sempre nuovi termini per sfogare la mia rabbia sul programma, in realtà quando spuntante si crea un intero nuovo menu dove trovate tanti strumenti.
Quello che a voi interessa è Strumento di gestione dati - unisci attributi. A questo punto premetto che io non uso excel per crearmi la tabella, bensì CALC. perchè? mica perchè mi pagano se li sponsorizzo, ma perchè CALC mi permette di salvare la mia tabella sotto forma di Database. Di fatto la funzione di QGIS unisci attributi mi chiede il file vettoriale al quale agganciare la tabella database. Con CALC mi creo la mia tabella, la salvo facendo attenzione che almeno una colonna abbia la stessa intestazione di una colonna del database dal file vettoriale e poi unisco con la funzione sopra descritta! et voilà! se controllate avete nel database del file vettoriale la tabella con le colonne nuove! buon divertimento.....

Dove soggiornare a Roma? B&B ATOS

Decidete di partire per Roma, prenotate la freccia argento, fate il bagaglio e poi vi domandate: "ma dove dormo?". Le offerte sono veramente tante. Ultimamente sto riscoprendo il B&B. All'inizio avevo alcuni pregiudizi, poi con Firenze, ho visto che ci sono numerosi aspetti positivi. Quali? beh vi parlo di quest'ultimo che ho visto a Roma. Il nome è ATOS, si trova in Via Milazzo 23. A differenza del solito, non ho fatto una ricerca su Google Maps, bensì, ho messo un annuncio su Facebook (che serva a qualcosa questo social network!). Il mio amico Michele Zanchetta, lo conosceva e me lo ha suggerito, grazie Michele!!!. Si arriva a stazione Termini, poi si esce direzione Via Marsala. Io, ovviamente, mi son perso in stazione! per fortuna che ho trovato l'ufficio informazioni, oasi d'acqua dolce del deserto, che mi ha detto dove uscire. Dopo è stato molto facile! proprio di fronte all'uscite avete una strada che si chiama via Marghera, a destra (con le spalle alla Stazione), avete via Milazzo. Proseguite dritti dritti, arrivate ad un incrocio, lo superate e li a destra trovate un portone. Al quarto piano, prendete l'ascensore, trovate alla vostra sinistra tre scalini e sopra c'è il porto dell'Atos. La signora che mi ha assistito è stata gentile e cortese. Mi ha dato le chiavi e la stanza era pulita ed ordinata. Il bagno era nuovo e non troppo piccolo. Ho speso veramente poco, 40 euro a notte, più 2 euro per la tassa di soggiorno (chissà che fine faranno quei soldi, mah....). Ho trovato il letto comodo, il posto silenzioso ed ho dormito proprio bene! Essendo a due passi dalla stazione e dalla metropolitana è molto strategico per potersi muovere! Quindi, ve lo consiglio!!!

venerdì 21 gennaio 2011

Don Zambelli, il parroco sanguinario di Venezia.

Negli archivi della Quarantia Criminal, una magistratura penale che operava ai tempi della Repubblica di Venezia, nella busta numero 491, viene riportato un fatto realmente accaduto che potremmo definire un caso di amore criminale, quando la passione si trasforma in ossessione e sfocia in aggressione omicida. Ma questo, non è un semplice caso di omicidio passionale, perchè l'assassino non è un semplice assassino. E' un parroco, precisamente il sacerdote della chiesa di San Silvestro di Venezia, una delle principali chiese presenti nei pressi del famoso ponte di Rialto. Siamo a Venezia nel 1743. La vittima si chiamava Giulia Carozzo ed aveva solo 27 anni. Si era sposata giovane con Paolo Adami, un fabbricatore di paste di Genova, il quale si era trasferito a Venezia da soli tre anni. Avevano deciso di andare a vivere a San Cantian in corte del conte Battaglia, una zona non troppo distante da Rialto e dalle Fondamente Nuove. La famiglia non è certo ricca ma si può permettere, grazie al lavoro del marito, di tenere al proprio servizio un garzone, tale Santo Bianchin, figlio di Ventura e originario della Giudecca. La vita che conducevano non presenta lati oscuri, lui lavoratore lei che lo aiutava. Poco tempo dopo essersi trasferiti a Venezia furono avvicinati dal parroco della chiesa di San Silvestro, Don Zambelli. Il parroco viveva da solo e spesso si faceva aiutare nei pasti da una signora anziana, la quale, per era morta tempo addietro. Con questo motivo si presentò presso questa famiglia e gli propose di pagargli i servigi e i pasti. Nulla di strano e nulla di pericoloso. Questa situazione dura per tre anni. Ma la notte del 17 aprile 1743, non sarà una notte come tutte le altre. Verso le otto di sera la famiglia Adami cena con Don Zambelli, come erano solito fare. Si parla degli eventi quotidiani, di quello che accadeva nella Venezia del Settecento. Si beve e si ride. Finita la cena la giovane coppia, forse per il troppo bere, decide di ritirarsi a dormire a congeda il parroco che resta da solo in cucina. Il prete resta deluso da questa loro scelta. Era presto e lui non sa dove andare e cosa fare. Ad un certo punto decide, si alza e esce dalla casa. Tre ore dopo, alle undici di sera, il marito si sveglia, si veste ed esce anche lui, dirigendosi verso le Fondamente Nuove. E' notte. Non c'è molta gente per le strade. Una persona con il tabarro si avvicina alla casa, armeggia con le chiavi ed entra dentro. Sale le scale e si affaccia sulla camera dove la Carozzo sta dipingendo il legno del letto. Lei alza lo sguardo e sussulta. Sulla porta della camera c'il prete che le fa una domanda. Le chiede se avesse dormito bene. La donna spazientita da quella strana domanda e da quella strana presenza gli risponde in malo modo. E' tardi. In quella casa rischiarata da alcune candele a San Cantian ci sono solo il prete e la donna. Lo Zambelli supera la soglia della porta e velocemente l'abbraccia da dietro. La Carozzo non si accorge dello stiletto che tiene in mano il prete, sente un leggero dolore e poi caldo. Si accascia dopo aver lanciato un urlo soffocato. Il prete le ha sferrato due stilettate, una all'altezza del cuore e una al ventre, sussurrandole una frase senza un senso compiuto "no ghe più tempo", non c'è pitempo.
Ma in realtà non sono soli in quella casa a San Cantian, nella stanza adiacente c'è Santo Bianchin, il garzone di bottega. Sente il trambusto e decide di uscire dalla stanza. Vede la scena e si getta sul prete prima che questi riuscisse a colpire ancora la sventurata, lo prende per il vestito lungo e lo getta giù dalle scale. Il garzone non è una donna indifesa e cosi il prete decide di scappare.
Santo Bianchin cerca di tamponare le ferite e la depone a letto, poi corre a chiamare il marito. Il giorno successivo gli Avogadori di Comun sono al capezzale della giovane moribonda. Gli viene chiesto perchè il prete che frequentava da numerosi anni quella casa le avesse dato le tre coltellate. Lei ritiene che la causa fosse l'amore segreto che lui aveva per lei. Un particolare inquietante che la donna era incinta ed il prete lo sapeva. La giovane non supererà la notte. Il cognato di Giulia, Crescenzio Recaldini, racconta ai magistrati che il prete girava spesso con quel coltello e una volta lo mostrò alla stessa donna dicendole che un giorno sarebbe stata la causa della sua morte. Ma nessuno gli diede peso. Si cerca il prete assassino e si interrogano vari testimoni tra i quali anche Don Cristoforo Calegari nativo di Venezia residente a San Silvestro in calle dello Sturion, sacrestano a San Zaccaria. Afferma che Zuan Battista Zambelli veniva spesso a trovare la sacrestana precedente che era morta, forse era una sua parente. L'ultima volta era stato visto giovedì mattina in campo di San Zaccaria. Ma tra tutti gli interrogati quello che risulterà essere l'ultimo testimone che vedrà il prete assassino è Don Antonio Menegazzi di Giacomo chiozotto, parroco della chiesa di San Giacomo in Rialto. Lui l'ultimo che gli parla, lui l'ultimo che lo vede. Cosa gli disse il prete? Non racconta molto, poche frasi, in una gli dice che gli uomini non sono sempre quieti e che aveva qualcosa per la testa. Ma cosa aveva per la testa ? Don Antonio lo accompagna a Castello verso l'Arsenale e racconta ai magistrati che di tanto in tanto il prete sbatteva i piedi per terra dicendo pazienza. Lo Zambelli gli disse che era un po' alticcio e che gli sembrava di aver dato solo dei pugni e non delle coltellate. Lo accompagnò fino alla Madonna dell'Arsenale. Da quel giorno il prete assassino scomparve. Il 7 maggio 1743 viene pubblicato il bando sopra le scale di San Marco e di Rialto che prevedeva la decapitazione in caso di cattura. Questa è la storia di un sacerdote che battezzò decine di giovani bambini ma che viene ricordato dopo duecento anni solo per la vita che tolse ad uno di loro e alla sua giovane madre.

mercoledì 19 gennaio 2011

Un anticipo del mio prossimo Libro: Serial Killer all'Ombra della Serenissima

Uscito nella rivista Composit nel Novembre del 2010. Fa parte di alcuni casi realmente accaduti durante il periodo della Serenissima di omicidi seriali o particolarmente feroci. Questi saranno presto raccolti in una pubblicazione.

Il Caso di Gabrieli

Il 16 febbraio del 1747 sedici voti favorevoli decretano la carcerazione di un chierico di una piccola località di Brescia, Val Sabbia posta nella parte orientale della Lombardia, vicino al Veneto e al Trentino, comunicante con la Valcamonica.
La Valsabbia era entrata a far parte del dominio della Repubblica di Venezia subito dopo il medioevo ed era una zona dove la gente lavorava la seta e il ferro. Gente di montagna.
Gente tranquilla. Il giovane ventiduenne, aveva già ottenuto i voti minori e aspettava di diventare prete, si chiamava Gabrieli di cognome, un cognome che ancora oggi lo si può ritrovare. Il nome nei documenti ufficiali, invece, non è chiaro: in alcuni Barbaro, in altri Benvenuto e in altri ancora Bernardo. Quello che invece è certo, è che qualunque nome avesse, non era importante per la pena che gli sarebbe stata inflitta. Non viene giudicato da un tribunale ecclesiastico ma per la gravità del reato dallo stesso tribunale del Consiglio dei Dieci. Il 16 maggio dell'anno successivo, alla fine di un processo dibattuto, il giovane chierico viene condotto tra le due colonne di Venezia ben distante dai dolci paesaggi delle sue valli e sopra una pedana costruita appositamente subisce la decapitazione. Ma
qual'era la sua colpa? Gabrieli era ospite di due sue zie. Lo ospitano e lo accudiscono. In qualità di giovane chierico un giorno potrebbe diventare un importante prelato e loro due hanno bisogno di una protezione. Tutti sanno che nella vicina Olsano la famiglia Montini aveva dato a Brescia ecclesiastici di fama e badesse per il monastero di Santa Giulia.
Così anche loro sperano in quel nipote buono e generoso. Ma Gabrieli non è buono e generoso, è strano. Ma se fosse solo strano la sua storia non sarebbe stata scritta dal Consiglio dei Dieci. Un giorno si trova a casa dalle sue zie. La sera è calata in questo piccolo paese di montagna e le campane dell'unica chiesa hanno smesso da poco di suonare. L'aria è fredda e la casa è immersa nel silenzio della notte. Senza apparente motivo il chierico si reca in cucina, prende una mannaia e raggiunge una delle due zie che sta dormendo nella sua stanza. Il bagliore della lama saetta veloce e si confonde con il colore rosso che macchia velocemente il letto. Forse l'impatto emotivo del sangue lo disturba e cosi decide di lasciare la mannaia e di prendere un laccio. Esce dalla stanza e si dirige verso quella dove riposa l'altra zia. E' buio e in una valle come Val Sabbia la gente lascia la porta aperta, la gente si fida. Lui è li, forse la guarda dormire un attimo e poi le passa la corda attorno al collo e la stringe forte fino a quando sente il corpo immobilizzarsi, fino a che non smette di dibattersi. Non sappiamo la ragione di questa sua azione omicida. Non sappiamo dal processo quali dati emersero. Ma sappiamo che la Serenissima non decise di aggiungere i tormenti e lo condannò solo alla decapitazione.


Quantum GIS. Un altro GIS

Cos'è Quantum GIS (spesso abbreviato come QGIS) ? 
è un'applicazione desktop GIS Geographic(al) Information System. Open Source molto simile nell'interfaccia utente e nelle funzioni alle release di pacchetti GIS commerciali equivalenti. Quantum GIS è mantenuto continuativamente da un attivo gruppo di sviluppatori volontari che emettono con regolarità aggiornamenti e correzioni. Al momento Quantum Gis ha una interfaccia tradotta in 14 lingue ed è usato nella scuola e in ambiente professionale. Molti corsi tenuti da università e Enti Formativi lo utilizzano in alternativa a Arc GIS abbinandolo ad un altro Open Source GRASS.

Due mie esperienze da comunicare.
Quando usavo ArcGis mi domandavo come fare a cambiare quelle quattro casette stilizzate che venivano offerte con il programma.
Se si opera nell'ambito di un GIS archeologico si possono avere numerosi simboli da usare: monasteri, chiese, ponti, pozzi, cimiteri, etc etc.
Se passate a QGis trovare nuove librerie non sarà difficile e nemmeno crearvi da voi i simboli!
1- i simboli in qgis sono nel formato SVG trovare un buon post su
http://listserv.unipr.it/pipermail/grass-italia/2005-December.txt
2 - delle librerie opensource si possono trovare in http://openclipart.org/media/viewfile/downloads.xml
3 - potete costruirli con Inkscape
4 - la cartella dove caricare i nuovi simboli la trovate in /usr/share/qgis/svg
Un altro piccolo consiglio.
Un tutorial non può sostituire un corso ma se volete percorrere i vostri primi passi con QGis questo link vi illustra le prime informazioni che dovete avere.

http://www.ba.itc.cnr.it/gis/gis.html

martedì 18 gennaio 2011

La genealogia...ma da dove vengo?

Oggi parliamo di genealogia. Perchè? beh perchè ci lavoro con la genealogia! spesso ci saremo chiesti l'origine dei nostri cognomi. Ovviamente non tutti sono facilmente intuibili...il mio Busato, ad esempio lascia adito a strane combinazioni di termini sui quali non mi soffermo oltre. Poniamo però che vi sia venuta voglia di capire e comprendere le vostre origini. Il primo passo che dovete fare è fare un salto in comune. All'ufficio anagrafe vi possono fare una prima ricerca fino al bisnonno. Ovviamente questo dipende da comune a comune. Nella mia esperienza qui in Veneto diciamo che anche per i piccoli comuni non ci sono grossi problemi. Ovviamente per Venezia si può arrivare, tramite Archivio Municipale fino ai primi anni dell'Ottocento, grazie ai fogli famiglia. Successivamente dovete armarvi di pazienza e cominciare a spulciare i registri delle chiese. Battesimi, Matrimoni, Nascite e Morti. Con molta fortuna potreste arrivare fino al Concilio di Trento ed anche a qualche anno prima. Ovviamente, come in tutte le ricerche d'archivio dovete focalizzare l'attenzione su più percorsi. Ad esempio potete consultare i vari archivi notarili, presenti negli Archivi di Stato.  Chiaramente dovete fare anche una buona ricerca bibliografica e magari cercare di capire se il vostro cognome è già stato studiato da qualche erudito genealogica o da qualche altro genealogista come il sottoscritto. Ci sono alcune società molto importanti, con le quali collaboro, che hanno archivi molto buoni, ad esempio A.I.M.http://www.genealogia.it/.
Mentre una società affascinante per come lavora nell'ambito della genealogia è Coutot-Roehrig. 
Prima di partire però con tutto ciò, cercate di munirvi di un buon software per inserire i dati. Essenziale per la riuscita della ricerca.  Se vi guardate in internet le possibilità freeware sono molte. Io con Windows avevo scelto family Search, http://www.familysearch.org/, un programma notevole ma con un unico limite. Non potevo interrogare simultaneamente i vari cognomi che studiavo. Con Ubuntu la scelta è GRAMPS ! un programma notevole! non solo avete la possibilità di implementarlo con nuovi plugins! ma potete fare delle potenti interrogazioni, aggiungendo ogni volta i vostri nuovi cognomi!
Inoltre, con la caratteristica di usare gli eventi, potrete finalmente segnalare seriamente le fonti dalle quali estrapolate i vostri dati! 
 

lunedì 17 gennaio 2011

GvSIG e il mondo del GIS

Mettiamo caso che vogliate avere una mappa della vostra città dove vi segnate tutti i pub che fanno una buona birra ed il percorso per raggiungerli nel più breve tempo possibile. Ma non vi accontentate di questo, volete anche vedere quali sono quelli che si localizzano nel raggio di duecento metri dalla biblioteca dove dovete andare a studiare. Niente paura a queste domande e per fortuna a tante altre vi può venire incontro il GIS! 


La sua traduzione inglese vuol dire Geographic(al) Information System, SIT è l'acronimo italiano di Sistema Informativo Territoriale; GIS, viene spesso usata erroneamente come sinonimo di SIT.
Un sistema informativo territoriale o SIT è infatti "Il complesso di uomini, strumenti e procedure (spesso informali) che permettono l'acquisizione e la distribuzione dei dati nell'ambito dell'organizzazione e che li rendono disponibili, validandoli, nel momento in cui sono richiesti a chi ne ha la necessità per svolgere una qualsivoglia attività" Mogorovich (1988).
Un GIS è invece un sistema informativo computerizzato che permette l'acquisizione, la registrazione, l'analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici (geo-riferiti). Secondo la definizione di Burrough (1986) "il GIS è composto da una serie di strumenti software per acquisire, memorizzare, estrarre, trasformare e visualizzare dati spaziali dal mondo reale". Trattasi quindi di un sistema informatico in grado di produrre, gestire e analizzare dati spaziali associando a ciascun elemento geografico una o più descrizioni alfanumeriche.

Tra i programmi che vi illustrerò quello che mi sta più a cuore è GvSIG.

GvSIG è un programma informatico per la gestione di informazioni geografiche (GIS, Geografic Information System) con precisione cartografica che viene distribuito con licenza GNU GPL. Permette di gestire dati vettoriali e raster e di connettersi a server cartografici con standard OGC. Proprio questa è una delle principali caratteristiche di gvSIG: l'implementazione di servizi OGC: WMS (Web Map Service), WCS (Web Coverage Service), WFS (Web Feature Service).
GvSIG nacque nel 2003 quando la Direzione Infrastrutture e Trasporti della Comunità Valenziana decise di realizzare un proprio SIT completo con utilizzo Open Source e GNU GPL2. Il progetto è finanziato dall'Unione Europea, Fondo europeo di sviluppo regionale (FEDER). L'applicativo è sviluppato dalla società privata IVER Tecnologìas de la Informacion S.A. sotto la supervisione della Università Jaume I, per lo sviluppo secondo gli standard Open GIS Consortium. Il nome del programma è l' acronimo di Generalità Valenziana, Sistema d'Informazione Geografica.
Scritto in linguaggio di programmazione Java, funziona su sistemi operativi Microsoft Windows, Linux e Mac OS X. Utilizza librerie stadard GIS come Geotools o Java Topology Suite (JTS). Possiede un linguaggio di scripting basato su jython. Possono essere realizzate estensioni in Java utilizzando le classi di gvSIG.

GvSIG supporta i seguenti formati:
vettoriali: SHP, DXF, DWG, DGN, KML, GML
raster: ECW, MrSID, JPEG, jp2, TIFF, geoTIFF, PNG, GIF.
Estensioni
Sono disponibili una serie di estensioni realizzate dal gruppo di sviluppo e da altri che aggiungono ulteriori funzionalità al programma.
Cliente ArcIMS: aggiunge servizi ArcIMS sia per immagini che per geometrie.
Sextante: Sistema Extremeño di Analisi Territoriale. Aggiunge strumenti di analisi raster e vettoriale per un totale di più di 200 funzioni. ( tratto da Wikipedia) 

Volete sapere dove si tengono dei corsi? la Orion Snc di Padova effettua corsi base ed avanzati.